Stanze dei giochi e mondi suggestivi

di Caterina Meniconi

Una stanza gremita di giochi e palloncini colorati per Teatrodilina, con “Zigulì” all’Auditorium di Santa Chiara nella quarta serata di Kilowatt Festival. Tratto dall’omonimo libro di Massimiliano Verga, adattato e diretto da Francesco Lagi, lo spettacolo sovverte luoghi comuni e falsi buonismi, vomitandoci addosso verità connaturate a tal punto da non poter essere più taciute; protagonista il difficile e straziante rapporto fra un padre e il figlio disabile. Imbarazzanti nella loro crudezza le parole del genitore, che sciocca il pubblico confessando momenti di sadica violenza fisica; schiaffi e morsi divengono le sole carezze possibili, una musica a tutto volume il modo per creare un contatto, il cambio del pannolino un istante di intima dolcezza. A emergere è il grido disperato di un uomo ormai stanco, impotente di fronte alla dolorosa condizione del figlio, vittima del senso di colpa, stretto in un vortice di rabbia e disperazione, che lo porta quasi alla follia. Francesco Colella si rivela interprete umile e mai autoreferenziale, a tratti riesce addirittura a farci ridere, un riso amaro certo, ma che concede un piccolo respiro. Sembra quasi di vederli i bellissimi occhi che il padre cerca da 8 anni, cieche meraviglie da cui niente esce e niente entra, di annusare il macabro istinto omicida verso quel fragile essere capace di tramutarsi in ignaro carnefice. Una vita come un campo di margherite, dove alla fine va bene anche essere prigionieri, purché lo siamo insieme, dove un bacio diviene conquista inutile e indispensabile.

I Sineglossa con “Eresia Bianca” trasformano l’Ex Caserma dei Carabinieri in uno spazio suggestivo, dove dialogano molteplici linguaggi visivi. Linea guida la storia di Giovanna d’Arco, che vediamo su mura scrostate nel capolavoro del 1928 di Carl Theodor Dreyer. L’intensità drammatica dell’attrice Renée Falconetti ha contrapposta la muta ed enigmatica presenza di Simona Sala, performer di questo site specific, ultimo di una trilogia che ha scandito il lavoro della compagnia e che ha come tema centrale proprio l’eroina francese. La partitura fisica della Sala è un lento e congestionante incedere verso la morte: proiezioni di figure religiose si alternano a quelle di volti noti, da Presley a Margaret Thatcher, mentre mani che compongono origami affiorano dalla pellicola e culminano nelle cruente immagini del G8 di Genova. Federico Bomba progetta un mondo suggestivo, che obbliga il pubblico a scegliersi il proprio spettacolo, grazie a una costruzione prospettica a 360°. Non importa cosa si osserva e per quanto tempo, purché ci si abbandoni all’emozione visiva evocata da “Eresia Bianca”.