Serate Bastarde di Dionisi

di Giulia Odoardi

L’incontro con l’altro porta all’umiliazione: siamo umiliati nel mostrarci, siamo umiliati nel nasconderci, siamo umiliati dai pensieri degli altri, dagli stereotipi, da noi stessi. Ci mutiliamo, ci moralizziamo, facciamo di tutto perché gli altri vedano ciò che vogliamo far vedere. Ma esistono tre donne, Renata Ciaravino, Carmen Pellegrinelli e Silvia Gallerano, tre paladine dell’ironia e della schiettezza, tre attrici che non hanno paura. Senza metafore, senza moralismi, senza pretese di cambiamento. In maniera diretta prendono e accompagnano per un’ora che diverte, disturba, fa riflettere. Siamo vittime di una sparatoria di immagini. Un suicidio, tute zebrate, x factor, sinistra, destra, concorsi di bellezza, porta a porta, incendio. Siamo abituati a raffiche di immagini e informazioni: ci inondano nei telegiornali, ci investono in internet, ci spiazzano ogni giorno e ci disorientano. L’autoironia è la chiave giusta per non fare della satira uno strumento di superiorità. È efficace la modalità, sono ottimi i dialoghi. La realtà è spiattellata davanti ai nostri occhi. Non esistono mezze misure. Anche i cambi di tono, dal comico al drammatico, sono netti e forti. E subito riparte l’incontro diretto con il pubblico: baci, strette di mano e un dono un po’ particolare. Il corpo e la sessualità sono raccontati senza imbarazzo né paura di umiliazione: le bruciature sul corpo diventano forza, lo sperma diventa gioco, i seni sono la testimonianza di una femminilità vera che colpisce e rapisce a presa diretta. Si esce dalla sala alleggeriti dalla risata, ma disturbati e scossi. Serate bastarde risveglia la mente, prende a calci nel sedere la convenzione, ciò che non si osa dire o ciò che non si dovrebbe osare ridicolizzare. Nella comicità si insinuano riflessioni che riguardano l’oggi, l’adesso, l’attuale, con uno sguardo critico e inevitabile verso un futuro che ci preoccupa e ci accomuna. Siamo noi le immagini, siamo noi il presente, siamo noi il porno, il barbone, l’ipocondria. Del resto, come si annuncia alla fine dello spettacolo, forse siamo solo stati drogati e tutto questo è solo frutto di un’allucinazione.