Progetto Brockenhaus – La menta sul pavimento, recensione di Gulia Odoardi

di Giulia Odoardi

Elisabetta di Terlizzi e Francesco Manenti di Progetto Brockenhaus ci invitano a entrare dentro “La menta sul pavimento” con un gioco: passare sotto una cassa di legno che i due artisti tengono in equilibrio sopra le nostre teste. Il bianco è di rigore: gli attori indossano parrucche bianche e vestiti bianchi, una purezza infantile da bambola. Iniziano così una danza traballante fatta a scatti, passettini di bambini. I performer si avvicinano e si allontanano fino a quando dei cigolii guidano il loro svestirsi. L’unione di corpi, gambe, teste è reso con maestria da una coreografia giocata sulle illusioni ottiche.
Un comunicato dei tempi andati annuncia che ci saranno ricompense per chi farà dei figli.
“Quale futuro si augura per i nostri bambini, signor presidente?”. Nessuna risposta. L’imbarazzante silenzio di Giulio Andreotti non si rompe mai, nonostante l’insistenza della giornalista.
Lo scenario a questo punto diventa verde. Camice verde, telo verde. È il momento del parto. Escono bambolotti, bandiere, corde, peluche. E cambia tutto. L’innocenza svanisce. L’uomo perde i capelli-parrucca: segnale delle responsabilità da adulto che incombono. Viene intrappolato dal frutto di quel parto, diventa un animale strozzato, un leone in gabbia braccato senza pietà, quasi non fosse più il re della foresta ma un cane o un qualunque essere che deve obbedienza. L’evoluzione delle età porta a cambiare. Una nuova figura inanimata appare: è un cavallo incappucciato, forse l’ombra di un amante che si insinua nel rapporto, forse quella delle difficoltà di una vita insieme. Un calice di menta viene offerto da lei a lui, un liquido avvelenato. Spasmi, morte. La donna lo cerca, lo abbraccia in un’ emozionante pietà. Via la falsità, via la parrucca anche per lei. È l’ultima evoluzione. Resuscita il ricordo di un amore dolce e spensierato. È una simbiosi di corpi, due figure diventano una. Bambini in bianco e nero sfocati sullo sfondo.
Questo lavoro, dove pittura, fotografia e video si contaminano, è intimità ed estetismo insieme. Acqua e menta sono dolci, ma il sapore che ci resta è amaro, come la voce assente del presidente, senza risposta.