Percorsi di crescita umana ed interiore in cerca dell’altro e di se stessi

di Michele Rossi

Una giornata importante quella appena trascorsa a Kilowatt Festival, scandita dall’inizio del convegno “Be SpectACTive” e dalla musica degli Italian Surf Academy. Il primo spettacolo proposto in scaletta è stato quello di Valentina Saggin (Arearea) dal titolo Sentire nella memoria: attraverso movimenti delicati si esplorano le zone d’ombra del percorso di crescita per divenire adulti; un percorso nel quale un semplice oggetto diventa il perno attorno al quale tutto si avvinghia e si sviluppa e la cui mancanza diventa smarrimento e paura in un cammino dove rimanere soli significa perdere la propria identità. Una maggiore durata della performance (15 minuti) permetterebbe forse un più approfondito sviluppo della tematica, anche perché ne emergono momenti coinvolgenti di cui troppo in fretta siamo privati. Emozionante il difficile e traumatico tentativo della performer di condurre alle proprie labbra un suono, per rendere totale il linguaggio di un corpo, sino ad ora unico elemento espressivo sulla scena. Nella fitta foresta, dove le luci si insinuano timide fra i rami, si sviluppa la storia di Nel bosco, realizzato dalla compagnia CapoTrave (ideatrice di Kilowatt Festival). Con le frasi e le parole di Andrea Zanzotto a fare da cornice visiva e uditiva, due anime, più che due persone, si incontrano in una “selva oscura” dove a diventare i veri protagonisti sono gli sguardi, i gesti, la dolcezza mentre tutto intorno il mondo diventa invisibile. Luca Ricci e Lucia Franchi sono riusciti a rievocare la vera essenza dell’amore, nel passaggio tra adolescenza ed età adulta, pura poesia che vince sulle difficoltà e sulle paure nascoste nel percorso di crescita.  Tutt’altro percorso quello intrapreso dagli Odemà in Mea Culpa: i tre performer, percorrendo le contraddizioni della religione con comicità dissacrante, creano un processo contro la morale proposta dall’Altissimo, suscitando nello spettatore domande controverse: chi è Abele? Chi è Caino? Cosa rappresentano in realtà? Perché se uccidi una persona sei bollato come assassino mentre se ne uccidi migliaia sei un conquistatore? Alla fine rimane la riflessione su chi sia la vittima e chi il carnefice e sull’idea disarmante che a volte “viene fatto ciò che deve essere fatto”. Un plauso ai testi, scritti in versi, e all’utilizzo della scena, essenziale ma efficace. Già presente lo scorso anno nella selezione Visionari con A tua immagine, la compagnia milanese riconferma una sorprendente creatività, non deludendo le aspettative né del pubblico né dell’organizzazione del festival, che in seguito al passato successo, si è reso coproduttore di questo spettacolo.