Messaggi in bottiglia di Lucia Franchi e Luca Ricci

di Caterina Meniconi

Città, viaggi e desideri in quella che appare una tenda fra le altre. Un nocchiero (Luca Ricci) apre le porte alla performance Messaggi in bottiglia, presentata ieri sera 31 luglio nella serata di chiusura del Kilowatt Festival ad Anghiari. Siamo soli in quello spazio angusto. Ci sediamo, la tenda si chiude, di fronte a noi un velo bianco ci divide da qualcosa o qualcuno, di cui percepiamo la presenza tenue e quasi sognante. Una luce si accende e, al di là di quella pallida frontiera, una vasca in cui galleggiano messaggi imbottigliati svela una donna (Lucia Franchi) che osserva in silenzio. Appare e scompare in lampi fulminei, concertando azioni di centellinata precisione; ha ricevuto l’ennesimo messaggio, che lascia cadere nell’acqua. Il velo si alza, una mano appare porgendoci un foglio su cui è scritto “qual è il tuo desiderio? Vorrei..” mentre a poco a poco quella figura si mostra al nostro sguardo. Ci lascia nuovamente soli, liberi di fermare su carta il nostro più recondito volere, ma la penna trema e i pensieri si annodano, nella strenua ricerca di quanto si nasconde nell’intimo di sé. La donna riappare, il tempo a nostra disposizione è finito; ci fissa negli occhi, arrotolando lentamente quel sogno d’inchiostro, destinato a una bottiglia e a un mare lontano. Ci parla di città vittime dei desideri o rinate grazie ad essi, luoghi non troppo distanti da noi, poi scompare di nuovo e il viaggio finisce. Ne usciamo trafugando l’atmosfera impalpabile, tentando di far nostri quei brevi attimi di veglia. Poiché questo sembra: un sogno ad occhi aperti, una finestra su spazi troppo spesso guastati dal quotidiano lasciar vivere. Luca Ricci e Lucia Franchi scelgono in questo breve racconto di far tacere il frastuono del dovere, concedono un momento di personale e intima apertura, rendendoci protagonisti almeno per una volta dei nostri sogni.