Matteo Fantoni – Leoni, recensione di Giulia Odoardi

di Giulia Odoardi

“Aspetta e spera” è lo slogan di Kilowatt 2011: indica coraggio e voglia di mettersi in gioco, anche quando tutto sembra remare contro. E coraggio è la parola chiave dello spettacolo “Leoni” di Matteo Fantoni, in scena nella prima serata del festival. Il performer arriva sul palco vestito con ginocchiere, gomitiere, casco e altre protezioni: è Fortunato Fiorucci, pronto per mostrarci cosa sa fare, cosa farà. Lui stesso fa partire la musica, iniziando a muoversi quasi goffamente, per poi crescere in intensità e sicurezza. “Ne me quitte pas” di Jacques Brel di sottofondo, e il corpo segue la canzone prendendola in giro.
Cambio di musica e Fiorucci è sempre più sicuro, eccitato e pronto a darci dimostrazione delle sue abilità. Sentiamo Battisti : “I giardini di marzo” è talmente radicata nelle nostre menti che è impossibile non seguirne le parole. Così fa anche il danz’attore, al punto che mima il testo con gesti così ironici e semplici da fare esplodere il pubblico in risate. Ma sono risate storte, perché questo personaggio ci fa tenerezza, ci sentiamo affini ai suoi tentativi di successo. Talmente affini che quando inizia a saltare dal trampolino, ci sembra di essere lì sul palco insieme a lui: per aiutarlo, per provarci, per sforzarci di “volare”, metafora delle prove che la vita ci pone. In 15 minuti Matteo Fantoni ci mostra una piccola, emozionante, coinvolgente parabola.