Margine Operativo – Omicidi, Jazz e Black Power, recensione di Giulia Odoardi

di Giulia Odoardi

Nella serata conclusiva dell’edizione 2011 di Kilowatt, dedicata alla musica con la presenza dei Massimo Volume e di Baraldi –Zamboni, la compagnia Margine Operativo presenta “Omicidi, jazz e black power”, uno spettacolo che unisce passione musicale e teatrale.
Il lavoro è liberamente ispirato a “New Thing” di Wu Ming 1. Ambientato nella New York del 1967, il romanzo ruota intorno all’uccisione di alcuni musicisti afroamericani a Brooklyn. C’è il free jazz, ci sono le lotte per i diritti civili di Malcom X e Martin Luther King, ci sono le Pantere Nere. Il jazz passa in sottofondo e, come nel testo originale, vi sono diversi piani narrativi: in una scenografia da bar fumoso, due attori, voci registrate, suoni, video. Lo schermo è presenza fisica importante tanto quanto le due figure maschili sul palco: passano immagini di una Roma degli anni 2000, insieme a una ragazza assente in scena, ma presente come voce e personaggio.
La storia si perde nel suo andamento tra i vari piani drammaturgici utilizzati. La rielaborazione del romanzo diventa, a volte, troppo detta, poco rappresentata. Siamo ammaliati da questa atmosfera da film noir, ma non riusciamo a penetrare nel racconto ed essere coinvolti in profondità.