LABORATORIO
Pensare, fare, scrivere della luce | Drammaturgia della luce.
Lo spazio del teatro contemporaneo.
a cura di Gianni Staropoli e Michelangelo Bellani
15 – 19 febbraio 2022

La luce e il buio sono elementi di costruzione e rivelazione di questa grande illusione scenica.
Il buio e la luce condividono lo stesso limite: quel margine nel quale convivono ogni inizio e ogni fine.
Nel buio il piccolo diventa grande, il grande si fa piccolo, il tempo si contrae fino allo strappo.
Tutto il reale è immerso nel visibile con la luce, nel buio risiede il sonno di questo reale. 

Un laboratorio come luogo e tempo per studiare e praticare la luce, occasione di immersione e approfondimento poetico, drammaturgico e filosofico.
Un percorso di avvicinamento, ricerca, trasmissione e scambio – auto formazione – affinamento di sensibilità e consapevolezza della materia luce, delle sue intrinseche potenzialità espressive e infinite applicazioni nello spazio del teatro contemporaneo.
Proveremo a mettere a fuoco alcuni concetti sostanziali relativi al pensiero e alla drammaturgia della luce (e del buio) nella creazione contemporanea: pratiche e riflessioni teoriche che attivano, nutrono il processo di ricerca e indirizzano la costruzione e la composizione della luce nello spazio scenico.

Incursioni, nella pratica, di stralci teoretico/filosofico per indagare lo spettro percettivo nella costruzione e decostruzione della relazione scenica. Spazio sensibile del vedere o dell’essere in visione in riferimento agli elementi e alla sintassi della composizione drammaturgica, registica, attorale.

Il Laboratorio, che integra la riflessione teorica e l’artigianato teatrale, si sviluppa in un ciclo di incontri pratico-teorici basati su una serie di suggestioni e riflessioni, scanditi da momenti di esercitazione pratica. L’intento è quello di creare immediatamente un terreno di scambio creativo e uno spazio d’incontro a partire da tre elementi centrali: pensare, fare, scrivere della luce. Tre temi che in realtà sono tre domande: organi dello stesso corpo, insieme di proposte e stimoli. Proveremo a stare, ciascuno a partire dalla propria sensibilità e dalla propria esperienza visiva, in quell’arco di pensiero e di tempo che sostanzia, alimenta la ricerca personale: il rapporto con gli altri, l’universo delle immagini che emergono intimamente durante l’innesco di un processo creativo.

I partecipanti saranno chiamati a farsi interpreti della luce, certamente in quanto mezzo, ma anche imprescindibilmente come concetto. Mantenendo la preziosa soggettività della visione intima delle cose, degli spazi interiori, della postura del pensiero, dello sguardo, si tenderà a lavorare, in termini di approccio, come movimento dall’interno verso l’esterno e viceversa. In ascolto sostanzialmente, proprio come si fa tra collaboratori durante il processo creativo: nel confronto, nell’approfondimento di pensiero, nelle relazioni, nella libertà e nella creatività delle parole e del linguaggio, nelle prospettive convergenti, nei significati, nei tentativi, nelle verifiche, nelle esitazioni, negli errori, nel provare a inventare, a fare, a comunicare.

Destinatari
Il laboratorio è rivolto indistintamente a giovani light designer, tecnici, registi, coreografi, attori, danzatori e a tutti coloro che hanno il desiderio di approfondire alcune riflessioni, questioni poetiche e tecniche della luce nello spazio del teatro contemporaneo. 

Alcune proposte tematiche: 

la luce e lo spazio del teatro contemporaneo

cosa mette in visone una luce, cosa ci fa vedere? – luogo e spazio della rappresentazione

La luce come elemento di verità e/o finzione-rappresentazione – come le cose vogliono essere illuminate?

drammaturgia della luce e del buio

dallo spazio alla luce al corpo e viceversa – illuminare o essere illuminati

per un’archeologia del visuale. Platone, Cartesio, Foucault: il dubbio che si apre allo spazio della rappresentazione.

mettere in luce, mettersi in luce, vedersi vedente. portare alla luce l’invisibile (Maurice Merleau-Ponty)

disegnare la luce – la progettazione: sul crinale tra tecnica e pensiero. 

illuminotecnica: i corpi illuminanti – gli strumenti necessari della luce e dello spazio scenico contemporaneo

Al termine di ogni sessione di lavoro verranno forniti esercizi e saranno favoriti momenti di lavoro anche individuali che rispondano alle esigenze specifiche e agli interessi di ogni partecipante.

Durata
Il laboratorio avrà una durata di 5 giorni, dalle ore 12:00 di Martedì 15 febbraio 2022 alle ore 17:00 di sabato 19 febbraio 2022. Ogni giornata di lavoro avrà la durata di 7 ore, dalle 10 del mattino alle 18, con un’ora di pausa pranzo nel mezzo.

Info e modalità di partecipazione
Il laboratorio avrà un costo complessivo di € 180,00. L’organizzazione mette a disposizione delle possibilità di alloggio in camere doppie/triple, al prezzo convenzionato di 30/25 euro a persona per notte.
Per informazioni e iscrizioni scrivere a michele.rossi@kilowattfestival.it

Il laboratorio è riservato a massimo 15 persone, che saranno le prime a iscriversi.
Le iscrizioni si chiuderanno lunedì 31 gennaio 2022, data entro la quale ogni iscritto dovrà versare la propria quota di partecipazione, non rimborsabile, usando il codice IBAN che verrà fornito per email.
Il laboratorio si terrà anche in caso di chiusura dei teatri al pubblico. In caso intervenissero ulteriori impedimenti dovuti alla situazione pandemica di Covid-19 o ad altre forze di causa maggiore, che obbligassero l’organizzazione ad annullare il laboratorio, tutti i partecipanti verranno rimborsati dell’intera quota versata. In caso di comprovati motivi di salute – certificati da idonea documentazione medica- che impedissero la partecipazione dell’iscritto, il rimborso previsto sarà pari al 50% della quota versata. In ogni altro caso, esclusi quelli sopra elencati, non è previsto nessun risarcimento della quota di iscrizione in caso di mancata partecipazione dell’iscritto. 

Biografie 

Gianni Staropoli, light designer
Inizia la sua attività professionale nel 1997, collaborando con il poeta, regista e attore Marcello Sambati, fondatore della compagnia Dark Camera, gruppo protagonista dell’avanguardia romana degli anni ’70. Con lui stabilisce una fertile sinergia creativa, a partire dallo spettacolo Prometheu fino al 2003. Sede dei progetti è il Teatro Furio Camillo, piccola sala romana dove conosce e stringe collaborazioni durature con molti artisti della scena contemporanea italiana. Dal 2001 al 2006 è assistente del light designer Roberto De Rubis per numerosi lavori e progetti in teatro, musei e altri luoghi storici.
Tra le collaborazioni da menzionare, Ascanio Celestini, Roberto Paci Dalò, Roberto Latini, Manuela Cherubini, Arturo Cirillo, Maurizio Smidht – Micrologus Ensamble, Luca Ricci, Filippo Timi, Yoko Muronoi, Caracalla Dance Theatre – Orchestra Sinfonica del Libano, Masaki Iwana, Collettivo Cinetico, Francesca Comencini e tanti altri stimati artisti.
Tra le installazioni, Natura Morta (Teatro Furio Camillo 2003), Soglia di luce (Locanda Atlantide 2011), Flash Back (Sotterranei del Teatro Argentina di Roma 2013.
Dal 2003 ha intrapreso un nuovo percorso di studio e scrittura, ricerca della luce e dello spazio scenico come elementi coessenziali e costitutivi del nuovo linguaggio teatrale contemporaneo, seguendo il lavoro di diverse compagnie e collaborando stabilmente con registi e coreografi quali Marcello Sambati, Silvia Rampelli, Alessandra Cristiani, Veronica Cruciani, Lucia Calamaro, Caroline Baglioni/Michelangelo Bellani, Biancofango, Deflorian/Tagliarini, Massimiliano Civica, Enzo Cosimi, Adriana Borriello, Bartolini/Baronio, Cristina Rizzo, Alessandro Businaro, Carmelo Rifici, Lucia Guarino, Pier Lorenzo Pisano, Jacopo Gassman.
Attualmente collabora stabilmente con diversi registi e coreografi per produzioni italiane e internazionali e tiene laboratori per l’Università e per professionisti dello spettacolo, sull’uso della luce nello spazio del teatro contemporaneo.
A gennaio 2020 partecipa al convegno Lumière Matiere – Università di Lille, Ca’ Foscari di Venezia, Università di Padova e Fondazione Giorgio Cini di Venezia con “Pensare e comporre la luce nel teatro contemporaneo”.
Nel 2014 all’interno del progetto Corpo a Corpo dedicato a Baudelaire promosso dall’Università Roma Tre, cura insieme a Marcello Sambati e Alessandra Cristiani il laboratorio  Tra corpo, luce e parola poetica nello spazio teatrale.
Dal 2015 è tutor all’interno del progetto di formazione ADH diretto da Gerarda Ventura.
Nel 2018 al DID Studio Ariella Vidach in collaborazione con Studio Azzurro Milano, tiene il laboratorio “Pensare, fare, scrivere della luce“.
Nel 2019 all’interno del progetto formativo DA.RE. diretto da Adriana Borriello tiene il laboratorio “Drammaturgia della luce“.
E’ docente presso Limelight, scuola romana di illuminotecnica e lighting design.
Dal 2020 è docente a progetto presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico di Roma.
Nel 2017 riceve il premio Ubu miglior disegno luci per lo spettacolo Il cielo non è un fondale di Deflorian/Tagliarini.
Nel 2018 con Euforia della compagnia Habillé D’Eau – progetto e regia Silvia Rampelli riceve il premio Ubu come miglior spettacolo di danza.
Nel 2019 riceve il premio Ubu miglior disegno luci per lo spettacolo Quasi niente di Deflorian/Tagliarini.

Michelangelo Bellani – Autore, Regista
La sua visione artistica è influenzata dal contatto, sin dall’infanzia, con il maestro del cinema Michelangelo Antonioni del quale il padre Enrico è stretto collaboratore e aiuto-regista.
Si laurea in Filosofia all’Università di Perugia con una tesi su Pier Paolo Pasolini e Guy Debord. Nel 1997 incontrando l’artista Nilo Negroni, fonda con Marianna Masciolini e un manipolo di amici la compagnia giovanile dell’Olt residente presso il Teatro Subasio di Spello (Pg) dove per un biennio cura la direzione artistica e nel 2000 per la messa in scena del progetto teatrale La scala della buona novella collabora con il Premio Oscar Carlo Rambaldi.
Con Marianna Masciolini e C.L.Grugher ha fondato e diretto dal 2007 al 2018, La società dello spettacolo: gruppo di ricerca teatrale le cui produzioni hanno ricevuto riconoscimenti in festival nazionali e internazionali (Premio Independents ArtVerona 2014, Premio Scenario per Ustica 2015, Premio In-Box 2016, Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria 2017).
Per il cinema e la tv ha lavorato come attore, aiuto-regista e regista in documentari, cortometraggi e film in produzioni indipendenti, Rai e Mediaset. Sòccantare di cui è co-autore e regista riceve il Premio come miglior documentario PerSo Film Festival 2015 nella sezione Umbria in celluloide.
Nel triennio 2015-2017 ha ideato ed è stato co-curatore della rassegna internazionale Performing Santa Caterina nell’ambito del progetto per i centri di residenza teatrale istituiti dal MiBACT, inoltre dal 2016 è co-curatore artistico di L’altra Mente Festival dedicato al disagio mentale.
È autore di vari testi teatrali quasi tutti rappresentati. Ha pubblicato i saggi L’estetica della presenza e La carne dell’io o la scrittura dell’invisibile in Davar, a cura di Anna Giannatiempo Quinzio, Edizione Diabasis 2007/08. Il testo teatrale E avrà i tuoi occhi è stato pubblicato come dramma del mese dalla rivista Dramma.it a cura di Damiano Pignedoli. Finding Beauty è pubblicato nel 2021 nella collana Scena Muta, Edizioni Progetto Cultura.
Come docente e formatore ha tenuto numerosi laboratori teatrali per studenti e adulti. Ha curato progetti dell’Unione Europea nell’ambito dei programmi L.L.P. – Grundtvig e Cultura collaborando con svariate istituzioni culturali dei paesi europei. Con l’Ufficio scolastico regionale e la Provincia di Perugia, ha realizzato il progetto triennale “Auschwitz – giovani, memoria, luoghi” viaggiando con gli studenti degli Istituti Superiori nei campi di sterminio di Auschiwtz e Birkenau. Conduce progetti di riabilitazione attraverso la pedagogia teatrale dedicati al disagio mentale in collaborazione con enti e associazioni umanitarie e con i distretti di Salute Mentale dell’Umbria .
A partire dal monologo Gianni ha dato vita a un progetto artistico insieme all’attrice e drammaturga Caroline Baglioni (miglior autrice under 40 a La Biennale di Venezia 2019) con la quale ha realizzato Mio padre non è ancora nato, secondo elemento di una trilogia dedicata ai legami di sangue, presentato in prima assoluta al Festival dei 2mondi di Spoleto 2018 e vincitore del bando Visionari al Kilowatt Festival 2019. Il terzo elemento della Trilogia dei legami, dal titolo Sempre Verde, ha debuttato nel Giugno 2019 all’Asti Teatro Festival ed è stato selezionato per Altofest /Matera capitale della cultura 2019.