I fatti

L’edizione 2021 del festival Kilowatt ci ha riportati vicini agli artisti e al pubblico. Abbiamo presentato 60 spettacoli a pagamento e 21 eventi a ingresso libero. La qualità della proposta culturale è stata unanimemente riconosciuta dagli oltre 50 giornalisti accreditati, da ottime recensioni apparse sui grandi giornali nazionali, dal consenso del pubblico. Tramite gli spettacoli presentati, abbiamo affrontato molti temi che animano la società di oggi: dal maschilismo tossico alla necessità di sviluppare una coscienza ecologica diffusa, dal ruolo del web e dei social media nella comunicazione odierna alla rabbia sociale delle periferie urbane, passando per la memoria di importanti eventi storici come il trentennale dei primi sbarchi di migranti nel nostro Paese e il ventennale del G8 di Genova.

Il numero dei biglietti venduti non pareggia il dato dell’edizione 2019, ma con 3.219 ingressi paganti supera quello del 2020. I posti letto direttamente gestiti dal festival sono stati 916 e circa 2.000 i pasti offerti agli ospiti. Abbiamo lavorato con 16 tra hotel, alberghi e b&b e con 8 tra ristoranti e bar.

I progetti partecipativi che hanno costellato questa edizione hanno coinvolto attivamente un centinaio di cittadini locali. Gli incontri sono stati densi di pensiero, emozione, prospettive stimolanti: vi hanno partecipato operatori professionali di 18 Paesi europei. É stata un’edizione di cui siamo estremamente fieri.

Eppure…

Il quarto giorno di festival, lunedì 19 luglio, un’ispezione del Nucleo Carabinieri-Forestali di Sansepolcro ha riscontrato presunte irregolarità nel nostro punto di ristorazione, incontri e dopo-festival, situato presso i Giardini di Piero della Francesca. Dopo varie convocazioni in caserma, tra martedì 20 e mercoledì 21 luglio, ci è parso di non avere altra scelta che chiudere questo spazio e annullare i concerti che vi erano stati programmati. Così, abbiamo rimosso tutte le strutture mobili che vi avevamo montato: ovvero due palchi, il bar e il ristorante, tutti allestiti senza alcuna modifica strutturale dell’area in questione e nel rispetto della possibilità di chiunque di continuare a fruire del luogo pubblico. Si è dunque chiuso un contesto di incontro fondamentale per il festival, dove convergevano artisti e cittadini, creando una connessione con la comunità locale, che è uno degli scopi principali del nostro festival. Da quel che siamo stati in grado di capire sinora, sembrerebbe che ci venga contestato quanto segue:

  • L’assenza di un’autorizzazione formale da parte della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per utilizzare i Giardini di Piero, poiché tali giardini sono un luogo sottoposto a tutela. Nel momento in cui un’associazione come la nostra chiede di utilizzare uno spazio sottoposto a vincolo (noi ne abbiamo fatto richiesta formale il 28 aprile) è dovere del competente ufficio comunale – e non dell’associazione – chiedere questa autorizzazione alla Soprintendenza che ha massimo 4 mesi di tempo per rispondere. Da decenni il Giardino di Piero è usato per eventi e attività e mai prima di oggi una qualsiasi manifestazione era stata costretta a interrompersi per mancata autorizzazione della Soprintendenza. Per estensione, se ne deduce che, siccome la piazza principale di Sansepolcro e molti altri luoghi storici del centro cittadino sono sottoposti a tutela, in nessuno di essi sia possibile organizzare qualsivoglia tipo di evento, senza questa autorizzazione.
  • La mancanza di una nostra specifica richiesta alla ASL in merito alla somministrazione di bevande e cibi, di cui il competente ufficio di zona ci ha detto non esserci bisogno, poiché il ristorante del festival era curato da due esercizi cittadini che già avevano i loro permessi, e sono in regola con gli obblighi sanitari e di sicurezza alimentare previsti dalla legge.
  • Poiché durante il sopralluogo di lunedì sera era in corso lo spettacolo dell’artista franco-iraniano Gurshad Shaheman, in cui nel prezzo del biglietto era inclusa una cena iraniana, ci verrebbe contestato che non avremmo correttamente comunicato al pubblico il menù dei cibi proposti: invece, nei giorni precedenti e la sera dello spettacolo avevamo fornito chiarimenti sul menù a tutti gli spettatori che ne avevano fatto richiesta.

Le considerazioni

Il Giardino di Piero della Francesca è uno spazio ristrutturato da un’azienda locale, per destinarlo alla fruizione dei cittadini. Ci chiediamo che senso abbia riqualificare i luoghi se poi non possono essere aperti alle manifestazioni di riconosciuto pregio culturale organizzate da e per le persone. Gli spazi dovrebbero essere rimessi in vita per creare posti dove la socialità e il ritrovato bisogno di stare insieme possano ancora esprimersi, non per lasciarli fermi e immobili come cose morte.

Vorremo aprire una riflessione sulla struttura amministrativa e politica del Comune di Sansepolcro, che è partner di questo progetto, nonché dell’Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana. Sarebbe importante che le strutture competenti indirizzassero con esattezza il cittadino che organizza un evento pubblico e ha intenzione di mettersi in regola con ogni adempimento.

Abbiamo affrontato il controllo dei Carabinieri- Forestali con la buona fede di avere adempito a tutto ciò che ci era stato richiesto dagli uffici di competenza, relativamente a piani sicurezza, antincendio, prescrizioni anti-covid, autorizzazioni per impatto sonoro, certificazioni alimentari e molto altro ancora. Un organo di controllo come quello dei Carabinieri-Forestali ha il dovere di far applicare la legge, ma di fronte a un’associazione che è in grado di presentare un dossier di 135 pagine di permessi e autorizzazioni, anche qualora restasse una supposta mancanza, forse si sarebbe potuta cercare una mediazione che non fosse ipotizzare un ulteriore controllo la sera successiva, di fatto portandoci a chiudere.

Le prospettive

Quello che è successo ci ha provocato danni economici e di immagine, nel momento in cui il festival stava accogliendo centinaia di ospiti, artisti, intellettuali, provenienti da mezza Europa. I danni sono ricaduti anche sulla città di Sansepolcro che sta tentando, come altri piccoli centri, di risollevarsi da una crisi iniziata ben prima della pandemia e che la situazione sanitaria ha contribuito ad aggravare.

Come operatori culturali, ci siamo sentiti amareggiati, stanchi, demotivati, per l’attacco subito: abbiamo visto sfumare nel giro di poche ore una parte significativa del nostro festival, frutto del lavoro di un anno ancora più duro del solito, visto che i teatri sono stati chiusi al pubblico per oltre 10 mesi.

Ringraziamo i numerosi artisti, cittadini, associazioni e imprese che in queste ore ci hanno sostenuto e aiutato a trovare soluzioni alternative ai problemi organizzativi e logistici derivati dalla chiusura dello spazio presso i Giardini di Piero.

Ci auguriamo che quanto successo possa sviluppare qualche considerazione sul ruolo degli organi di controllo nel tutelare tutti i cittadini, e portare a un significativo miglioramento delle nostre modalità di lavoro con gli Enti pubblici locali: solo se ci verranno garantiti il rispetto e una diversa tutela del nostro lavoro che stavolta non abbiamo avuto, noi potremo ancora immaginare una nuova edizione del festival in questa città.