[:it]I Sacchi di Sabbia: Comica reinvenzione di una tradizione passata

I Sacchi di Sabbia, compagnia tosco-napoletana fondata da Giovanni Guerrieri e Giulia Gallo nel 1995, vincitrice di due Premi Eti e con “Sandokan o la fine dell’avventura” del prestigioso Premio Ubu nel 2008, da sempre impronta la propria ricerca sulla reinvenzione della scena popolare contemporanea, unendo tradizione e modernità sia nella scelta dei testi, sia nella trasposizione scenica. “Abram e Isac”, in scena stasera a Kilowatt Festival alle ore 22:00 nel, non smentisce tale percorso, divenendo pretesto per una riflessione sull’enigma della comunicazione fra Abramo e Dio, dove alla voce narrante di Giovanni Guerrieri fuori scena, si legano le cadenzate movenze delle tre attrici – Arianna Benvenuti, Giulia Gallo e Giulia Solano – che costruiscono quadri visivi, a metà fra comico e tragico. «La comicità – afferma la compagnia – è parte del nostro DNA, della nostra formazione e ha costruito il nostro vissuto comune. Il comico è un linguaggio che riesce a far parlare, che stabilisce un filo comune che in noi si è mobilitato con l’incontro con la scena e con i temi di volta in volta affrontati nei nostri spettacoli. Il bilico tra comico e tragico, ha trovato qui forma in un’immagine che prima delle altre è scaturita dalla lettura al tavolino del testo». Questa volta i due registi, Giovanni Guerrieri e Giulia Gallo, si mettono alla prova tentando il difficile connubio fra due mondi apparentemente inconciliabili: la drammatizzazione dei versi aulici e popolari del poeta fiorentino del Quattrocento Feo Belcari – autore del testo “Rappresentazione di Abramo ed Isac” da cui prende spunto lo spettacolo – e l’ironia e la leggerezza ludica con cui la compagnia è solita affrontare la scena. Molti i linguaggi impiegati: dalla narrazione cui fa da sottofondo la partitura vocale delle tre ragazze che cantano e imitano versi di animali, ma anche visivi, come la catasta di libri composta e scomposta a ritmo continuo, dalle cui pagine emergono elementi della storia in figurine di carta in rilievo, dapprima solo isolati – una palma, la testa di un asinello – poi sempre più specifici ed evocativi. Una macchina perfettamente orchestrata, che non lascia spazio alla distrazione e che in poco più di mezz’ora – questa la durata – trascina sguardo e sensi in un altrove dove infanzia, tradizione, religione e immaginario si compenetrano l’un l’altro, in un gioco di rimandi senza sosta, donato con semplicità e delicatezza.