Intervista a Filippo Berta

di Caterina Meniconi

A Sansepolcro, presso l’Auditorium di Santa Chiara, è in corso una retrospettiva con alcuni dei lavori più significativi realizzati negli ultimi quattro anni da Filippo Berta, artista contemporaneo e vincitore del Premio Internazionale della Performance nel 2008. Fra i lavori anche Happens Everyday, performance site-specific realizzata a giugno con alcuni cittadini biturgensi, impegnati in azioni apparentemente semplici, ma che li costringono ad intraprendere una sfida con se stessi.
“Tutto è nato dal sopraluogo fatto in questa città bellissima, forse fin troppo, tanto che non mi dava alcuna sollecitazione, era già perfetta così. Poi, andando all’interno della scuola elementare abbandonata che si trova nel Complesso di Santa Chiara – che ospita il Festival – il mio sguardo è stato attratto da uno scantinato con tanti banchi accatastati. Riflettendo sul concetto di scuola, ricollegato al dualismo stato di diritto/stato di natura, ho ipotizzato una performance dove lo stato di diritto fosse concretamente ribaltato a favore di quello di natura. Il banco di scuola è, del resto, una metafora che riassume i dettami impartitici sin dall’infanzia. È nel banco che si  impara a scrivere e ad acquisire la “corretta” modalità di comportamento nella società.”
La micro-soscietà che Berta compone è chiamata a ribaltare il banco sulla propria testa: “In quel gesto nasce una sorta di sfida con se stessi, per resistere e riuscire a sorreggerlo – certo pesa poco, ma dopo un minuto anche un kg diventa una tonnellata – mentre le braccia cominciano a tremare, i volti a sudare, lo sguardo è teso, finché non si cede. Ho chiesto ai partecipanti che  rimettessero il banco nella posizione di partenza, per esprimere non tanto una sorta di fallimento, quanto di accettazione. Non è un atto di ribellione, ma di ammissione. Paradossalmente in tutti noi è forte l’esigenza di ribellarci a queste forme, ma al contempo abbiamo anche necessità di regole, ed è per questo che il titolo è HAPPENS EVERYDAY, poiché accade ogni giorno. Ogni giorno siamo dei rivoluzionari e dei falliti, fallimento inteso come un potere e volere ammettere i propri limiti, per conoscersi ed evolvere.
Non mi ritengo un performer. Utilizzo la performance uno dei mezzi principali con cui esprimermi e creare un rapporto orizzontale con il pubblico. Nel mio specifico, questo rapporto orizzontale cerca di essere ancora più netto, perché le persone in causa non sono attori professionisti, non sono chiamati a interpretare un ruolo, ma un gesto molto semplice. La mia modalità di lavoro è quella di cancellare continuamente, perché poche volte accade che la prima idea sia quella vincente. Molto spesso l’unica via è superare le idee, in quanto sono convinto che anche solo nell’arco di poco tempo, sollecitazioni che si sono mostrate inadeguate, possano divenire la giusta risposta alla domanda che porti dentro. Bisogna saper aspettare e provare, percorrere ogni giorno nuove strade, senza avere mai paura di sbagliare.”
L’esposizione, inaugurata lo scorso 20 luglio, sarà aperta ad ingresso gratuito sino al 29 luglio, con orario 18:00 – 24:00.