EmmeA’Teatro – Schiavi in mano, recensione di Caterina Meniconi

di Caterina Meniconi

Attualità, attualità e attualità di ieri, adesso, domani. Questa la filosofia di EmmeA’Teatro che nella quinta serata di Kilowatt Festival, ha presentato “Schiavi in mano”, in prima nazionale. Il lavoro è stato scelto nell’ambito del progetto Ultra-Visionari, che ha visto dodici studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo scegliere quattro spettacoli da seguire nel processo creativo, sulla base di produzioni precedenti e progetti futuri, in una rosa di quindici giovani compagnie italiane.
“Io sono vero e sto lavorando” ripete continuamente Fabio Monti che, con Norma Angelini, ha deciso di portare in scena il caso Eutelia, la verità di migliaia di lavoratori, ingegneri, commesse, magazzinieri, che per mesi hanno visto i propri contratti scivolare furtivamente di mano in mano, in scatole-prigioni di silenzio-assenso. Realtà comune di questi tempi, tragicomica e lacerante in cui l’umana dignità è calpestata, violata, derisa e assassinata.
In scena solo un uomo, è seduto, alle sue spalle si avvicendano video in stretto rapporto con il racconto verbale. Si avvicendano per poco, ahimè, perché un noioso guasto tecnico al computer della compagnia ne impedisce la proiezione, costringendo l’attore a stravolgere parte dell’impianto drammaturgico.
Paradossalmente proprio di questo parla lo spettacolo: di imprevisti casuali e troppo spesso causali, di cambiamenti nei percorsi creduti tracciati che obbligano alla resa.
I personaggi a cui Fabio Monti dà vita, decidono di salvare il loro Istrione, gli si avvicinano, lo sollevano e lo sostengono sino alla fine. Si alternano a ritmo serrato, giocano con noi che restiamo affascinati dal turbinio di dialetti ed espressioni orchestrate dall’attore. Siamo divertiti da quel caos dialogico, al contempo portati a riflettere, perché a parlare sono tutti: l’operaio, il padre, il pazzo, il giullare, la donna, il giovane e il vecchio, anche l’imprenditore che lamenta i suoi disagi.
Lo spettacolo non dà risposte precise e verità inopinabili, non sciorina un’unica visione assurgendola a giusta. EmmeA’Teatro raccoglie, ascolta, legge, vive, percepisce il mondo attorno, grida i fatti, di ogni fazione, di tutte le voci, nessuna sbagliata, nessuna da zittire, bombardandoci di domande necessarie e taglienti, in un turbine di riso e commozione che stupisce ed emoziona.