Danza, religione e sogno a Kilowatt Festival

di Caterina Meniconi

Danza, religione e sogno per la sesta serata di Kilowatt Festival, dove tre compagnie assai diverse fra loro hanno saputo accompagnare, emozionare e coinvolgere il numeroso pubblico presente. Ad aprire le danze, in tutti i sensi, la compagnia :foscarini:nardin:dagostin che, con il loro primo lavoro di gruppo “Spic & Span”, inondano il palco di azione e colore. Costumi sgargianti e occhiali da sole per tre corpi, tessere di un unico variopinto mosaico dove protagonista è la bellezza, la sua ingombrante presenza e la lenta inesorabile distruzione che l’agognata perfezione porta con sé. Pose plastiche e movimenti cadenzati tentano di nascondere un disfacimento latente, che non si vuole mostrare neanche nella quotidiana frenesia. Continuare ad apparire piuttosto che ascoltarsi davvero, questa l’unica via per sentirsi vivi, magari ingerendo un’intera bottiglia di detersivo per lavare quel dentro ormai marcio. Uno spettacolo che diverte e al contempo costringe a riflettere, divenendo spunto per considerazioni altre sui meccanismi che regolano i rapporti fra singolo e società. Poetico e minimalista il lavoro dei Sacchi di Sabbia “Abram e Isac” dove protagonista è l’episodio biblico del sacrificio di Isacco. La voce narrante di Giovanni Guerrieri si insinua fra le pagine di libri pop-up, costruiti dalla stessa compagnia: si aprono e si chiudono per mano delle tre interpreti (Arianna Benvenuti, Giulia Gallo, Giulia Solano) scandendo il ritmo della storia insieme a suoni evocati e accennati. Ironia e dolcezza per uno spettacolo dalla forma di un piccolo sogno ben costruito, al quale forse si potrebbe dare un più ampio respiro e sviluppo, ma che conferma la poetica di leggerezza e magia della compagnia. “Onirica. Arsenic dreams” di Matteo Fantoni / Teatro Insonne, conclude la serata trasportandoci in un mondo altro, dove il corpo dei performer è trasformato da maschere di volti teneri e malinconici. Una storia d’amore quella fra Emma e Serafino, raccontata da gesti semplici che hanno il potere di rievocare i momenti principali del loro vissuto. Un accendino che non funziona e un timido ballo per il loro primo incontro, mentre un piccolo albero di Natale e un cavallino, ricordi di una giovinezza lontana, rimangono le sole presenze a sottolineare la perdita dell’amata. Interessante il tentativo della compagnia di rappresentare con un linguaggio essenziale una vita insieme, anche se forse sono da trovare una partitura fisica più forte e un ritmo più incisivo. Il lavoro ha saputo, però, coinvolgere un pubblico eterogeneo, di adulti e di bambini, grazie a un suggestivo ed efficace immaginario visivo.