Dall’umano al disumano: tre assoli raccontano luci e ombre dell’animo umano

di Michele Rossi

Una nuova serata ha animato il complesso di Santa Chiara con tre spettacoli in bilico tra ironia e riflessione. A tre anni di distanza dall’ultima partecipazione al Festival insieme alla compagnia degli Omini, Riccardo Goretti ha presentato in prima nazionale, Annunziata detta Nancy, coprodotto dal Festival; grazie ai ricordi della nonna, del padre e della madre, l’attore ripercorre le vicende della sua famiglia attraversando, allo stesso tempo, la storia italiana dal dopoguerra fino agli anni ’70. Uno spettacolo semplice basato su una drammaturgia dal linguaggio volutamente quotidiano, ma molto efficace, tanto da muovere ora al sorriso, ora alla commozione. Un lavoro leggero e ironico la cui forza sta nell’evitare istrioniche interpretazioni anche se, in alcuni passaggi, una maggiore caratterizzazione dei personaggi renderebbe ancora più coinvolgente il racconto, comunque trascinato dalla freschezza e dalla personale comicità di Goretti. A seguire Giorgia Nardin, già protagonista di Spic & Span, ha proposto Dolly, in cui, attraverso la danza, si indaga sulla figura femminile, sulla sua mercificazione e sulla sua schiavitù; una donna condannata a fare da soprammobile che non può gestire il suo corpo continuamente in affitto. Nonostante il finale risulti ancora non del tutto risolto l’interprete si muove sulla scena con movimenti tesi e precisi che incantano, creando un’atmosfera sospesa e di forte magnetismo. A chiudere la serata Non è quel che sembra di Gogmagog e di Virginio Liberti. Lentamente la risata iniziale si trasforma in sgomento di fronte ai rituali di morte del protagonista che in un’agghiacciante, lucida follia, uccide e cucina i corpi delle sue vittime. La convulsa recitazione di Tommaso Taddei rende incisivo il lavoro, raggiungendo lo scopo di inquietare e inorridire lo spettatore. Il passaggio tra i due monologhi risulta poco convincente soprattutto perché il secondo sembra non aggiungere altro ai contenuti efficacemente narrati nel primo, ma si apprezzano l’originalità e il coraggio di una scrittura drammaturgica che osa affrontare tematiche scomode senza fare sconti.