Da spazi astratti a specchi d’acqua: la solitudine raccontata da Cinzia Delorenzi e i Ronin

di Michele Rossi

Agli eventi del pomeriggio, che hanno visto un convegno dedicato al ruolo della cultura nella realtà contemporanea (tenutosi ad Aboca, sede dell’omonima azienda) e una performance dal titolo “Non mastico per non far rumore” per la regia di Gianluca Cheli con le allieve del centro Tedamis, è seguita una serata sospesa tra teatro danza e sperimentazione musicale. Il primo spettacolo è stato quello della compagnia cinzia delorenzi con Tu sei una parte di me: in bilico tra sogno e realtà, personaggi pittoreschi e irreali si muovono in scenari onirici. In atmosfere da girone infernale, scandite da movimenti sincopati dei danzatori, creature inquietanti e inumane scrutano quanto avviene creando una sorta di straniamento visivo. La scena si trasforma poi in una pista da ballo, luogo di confronto della coppia che racconta se stessa a “colpi di tacco”. Questo racconto di un’umanità dolente che, passando da una solitudine spaziale all’incontro con l’altro, cerca attraverso un rito convulso e sciamanico una nuova comunità dove uomini e donne intorno al fuoco allungano le mani verso il cielo alla ricerca di una comunione tra terra e universo. Subito dopo, i Ronin, sono saliti sul palco per sonorizzare dal vivo il film L’Isola di Kim Ki Duk, notissimo regista coreano che cerca, per sua stessa ammissione, di “comprendere l’incomprensibile”. L’isola è la storia di una donna che affitta case galleggianti in un villaggio di pescatori fornendo attrezzature e prestazioni sessuali. Tra la donna e un assassino fuggiasco si instaura un rapporto di folle gelosia, tema assai ricorrente nella produzione del regista, che si snoda in scene crude e violente provocando nello spettatore reazioni forti. La musica dei Ronin si insinua fra i silenzi del film trasformando e amplificando la percezione e il senso ultimo di quest’opera. La band, formata da Bruno Dorella, Nicola Ratti, Chet Martino e Paolo Mongardi, è legata a un genere da loro definito “morriconiano e spaghetti western”. Con questo progetto presentato a Kilowatt, il gruppo insieme a Michele Corgnoli, direttore musicale del festival, si è lanciato una sfida perché per la prima volta ha sonorizzato un film dal vivo: esperimento colto e raffinato ha saputo catturare e sorprendere il pubblico, anche quello cultore dell’arte di Kim Ki Duk.