::D 2/2 monoscritture retiniche sull’oscenità dei denti di CollettivOCineticO

di Caterina Meniconi

Perplessità e disorientamento al complesso di Santa Chiara a Sansepolcro, che ieri sera 24 luglio ha ospitato ::D 2/2 monoscritture retiniche sull’oscenità dei denti del CollettivOCineticO. Si apre il pesante portone e Andrea Amaducci e Angelo Pedroni (azione fuori scena, tecnica e brainstorming) ci forniscono un programma di sala accartocciato e un paio di finti occhiali 3D. Subito una premessa: la versione che andremo a vedere è riadattata per lo spazio messo a disposizione dal Festival, e pertanto diversa dall’originale. Una figura incappucciata siede sul fondo del palco vuoto, il tecnico è in scena, le luci si spengono. Segue un’alternanza di buio-luce: ogni volta quel corpo si plasma e si spoglia, avvicinandosi vertiginosamente. È una donna, è Francesca Pennini, nuda per metà e impassibile in volto. Quel fisico esile e fin’ora immobile diviene pian piano potenza materiale, fluisce e sragiona movenze destrutturanti, cade e risorge, vestendosi e svestendosi a ritmo del silenzio. Non musica per lei, ma eterogeneità sonora, in cui voci e campanelli si confondono ad un punk-rock anni ’80. Fra continui accecamenti di un flash ad altezza occhi, sparato a tradimento sul pubblico inerme, e pseudo-esorcistiche camminate a testa in giù, la vediamo agire a bocca aperta, spalancata da un vero divaricatore odontoiatrico, e sedersi sul proscenio, spalmarsi di dentifricio e guardarci da due paia di occhiali 3D. Di nuovo il buio; la donna è sparita e il tecnico ci saluta con una maschera raffigurante il volto di lei, mentre una voce robotica ci invita all’applauso. Nonostante momenti di vera forza materica della giovane performer, lo spettacolo risulta difficilmente percepibile come un insieme compatto e coerente. Si avverte la mancanza di un elemento trainante, di un filo conduttore che renda plausibile ogni azione scenica. Le brevi apparizioni sembrano scisse le une dalle altre, il ritmo è spezzato e claudicante, e tale assenza di compagine strutturale rischia di mutare l’attenzione in apatica distrazione.