Carezzando il suolo e l’aria

di Caterina Meniconi

Un viaggio nella memoria quello di Francesca Foscarini, presente nella quarta serata di Kilowatt Festival con “Grandmother”, vincitore come miglior performer al Premio Equilibrio Roma 2013 e nato dall’incontro nel 2008 con la danzatrice e coreografa statunitense Sara Wiktorowicz (ideazione, regia e rielaborazioni musicali). L’assolo – primo capitolo di una trilogia insieme a “Whell of Motion”, entrambi in scena all’Auditorium di Santa Chiara – è un percorso fisico-emozionale che vuole eludere i confini fra mente e corpo, grattare la superficie di un ricordo, quello della nonna, per lasciarlo riaffiorare sottopelle. Ancestrale ed epidermico ritorno allo scibile, esplode in istanti di puro movimento, dove Francesca non pensa, vive.  È massa di atomi in moto perpetuo, flusso continuo che cade e risale, per non avere mai fine. Il ricordo, che in “Grandmother” è onirica e invisibile entità, si manifesta nelle proiezioni di “Whell of Motion”, realizzate dalla documentarista e artista visiva olandese Dinanda Luttikhedde. Le immagini, che ritraggono un’anziana signora (la vera nonna della regista) diventano interlocutrici di Sara Wiktorowicz, silenziosa e delicata performer, dal lento incedere che culmina in gesti spezzati e convulsi. La cura espressiva della Wiktorowicz rasenta una perfezione che si manifesta con sommessa potenza. Più che danzare, carezza il suolo e l’aria, trasmutando il passato in presente. Interessante progetto internazionale, che vede tre artiste impegnate in un work in progress dove la memoria personale si intreccia con quella collettiva.

Conclude la serata “Lo splendore dei supplizi” di Fibre Parallele, in scena al Teatro Dante, racconto in quattro episodi (“La coppia”, “Il giocatore”, “La badante” e “Il vegano”), con un boia a scandirne l’avvicendarsi e a decretarne la catastrofe. Sono scorci di vita in cui i personaggi si combattono a suon di brutalità verbali e reali atti di violenza. Una coppia in crisi a tal punto da arrivare a contendersi il gatto; un giovane malato di videopoker che passa le sue giornate a masturbarsi e a parlare con un pupazzo in stile Muppet; una badante e il suo assistito, in un rapporto al limite del grottesco, cadenzato da una xenofoba voce fuori campo; infine l’esilarante rapimento a danno di un vegano per mano di due operai, che si accaniscono col malcapitato lapidandolo con carne, uova, latte e maionese. Licia Lanera e Riccardo Spagnulo divertono e fanno riflettere in una tragicommedia che conquistano la simpatia del pubblico attraverso l’esasperazione delle nostre piccole e grandi follie quotidiane.