"Ed è a queste diverse generazioni che chiedo:
come possiamo portare il Teatro in mezzo agli uomini?"
Leo De Berardinis, 1995,
Introduzione al programma della XXV° edizione di "Santarcangelo dei Teatri"
"O tutta la città comincia a sentire il festival come una cosa propria,
oppure è meglio se smettete di farlo"
un tecnico, anno 2005
Il festival era alla terza edizione e quell'anno avevamo venduto 500 biglietti in quattro giorni di spettacoli, malgrado ci fossero otto titoli in programma. Di notte, mentre smontavamo i palchi, uno dei tecnici disse che era meglio smettere, a meno che non trovassimo la maniera di far sentire alla città che il festival era "una cosa propria". Di fronte a quella sollecitazione è nato il Kilowatt di oggi.
No, non era abbastanza che il festival piacesse a noi che lo avevamo inventato, piuttosto doveva diventare "una cosa propria" per il pubblico, la città e il territorio. Abbiamo preso alla lettera questo obiettivo invitando le persone di Sansepolcro e dintorni a lavorare con noi, mettendo nelle loro mani l'ingranaggio più delicato e prezioso di un processo del genere che è la scelta degli spettacoli. L'ipotesi era (ed è) una follia, e in quanto tale era (ed è) esposta al fallimento. Ma ha scatenato intorno a Kilowatt un'energia nuova, un'energia che stava già nel nome scelto per il festival, ma soltanto come potenziale inespresso. Così sono nati i Visionari, un gruppo sempre più numeroso di spettatori "non addetti ai lavori" che vede tutti i video che arrivano tramite il bando che Kilowatt pubblica ogni anno. I Visionari guardano e si confrontano fino ad arrivare a scegliere gli spettacoli che comporranno una parte del programma del Festival.
Poi, negli anni Kilowatt è diventato molto altro: è un centro di produzione e di sostegno alla produzione, è una residenza per la creatività contemporanea, è un luogo che si è aperto anche alla musica sperimentale, alla letteratura contemporanea e alle arti visive.
Ma i "Visionari" che passano le serate d'inverno insieme per vedere e discutere i dvd delle più innovative compagnie italiane emergenti, resteranno il nostro marchio di identità per sempre. Ed è bello che sia così.
Perché lo spettacolo dal vivo deve essere un'assemblea democratica aperta, visto che riguarda la nostra essenza di cittadini. Le estetiche sono funzionali allo scopo, non sono lo scopo. Un festival, così come la visione di un singolo spettacolo, non sono una parentesi tra un impegno e l'altro della nostra vita: un festival e uno spettacolo fanno parte della vita.